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MERCATI, UNIONE ECONOMICA EURASIATICA MERCATO STRATEGICO PER ITALIA CON 2 MILIARDI DI EURO DI EXPORT NEL PRIMO TRIMESTRE 2018

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ANTONIO FALLICO (PRES. CONOSCERE EURASIA E BANCA INTESA RUSSIA): EURASIA PONTE TRA EST E OVEST. ITALIA PRESIDI MERCATO E PROMUOVA RIMOZIONE SANZIONI RUSSIA

Supera i 5,7 miliardi di euro l’interscambio tra l’Italia e l’Unione economica eurasiatica (Uee), il mercato di libero scambio tra Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan che, nel corso del primo trimestre 2018, ha importato made in Italy per più di 2 miliardi di euro, in aumento dell’1,7% sullo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita prudente che però conferma l’importanza dell’asse commerciale con l’alleanza eurasiatica dopo un 2017 chiuso oltre quota 9,1 miliardi di export da parte italiana (+15,1%), per circa 22,9 miliardi di interscambio (+13,7%). Sono i dati presentati oggi durante il 6° Seminario eurasiatico in corso a Roma, organizzato da Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Camera di Commercio Bielorussa, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e Studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners.

“Le imprese italiane – ha detto in apertura del forum il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico – stanno potenziando la loro presenza non solo in Russia, dove il pragmatismo del business continua a scontrarsi con le difficoltà imposte dalla geopolitica, ma anche negli altri mercati dell’Unione. L’Eurasia ha un ruolo centrale nelle relazioni tra Est e Ovest e nella scacchiera geopolitica globale, e i recenti accordi tariffari dell’Unione economica eurasiatica con la Cina e l’Iran – ha concluso – ne sono una chiara dimostrazione. L’Italia non può non giocare questa partita. Così come può avere un ruolo determinante nel dibattito europeo per eliminare le sanzioni contro la Russia, che nel primo trimestre ha ridotto gli acquisti dal nostro Paese dell’1,1% e dell’1,3% nel solo mese di aprile”.
Con quasi 8 miliardi di importazioni di made in Italy nel 2017 (+19,3%), la Russia si conferma l’economia di riferimento per le aziende italiane in Eurasia, mentre sul fronte delle performance è la Bielorussia il mercato che si è dimostrato più dinamico, con un aumento della domanda di beni e servizi italiani del 31,7% (367,4 milioni di euro), seguita da Armenia (+23,9%, 117 milioni di euro) e Kirghizistan (+2%, 22,1 milioni di euro). Per quanto riguarda il Kazakistan, dopo una riduzione delle esportazioni italiane nel 2017 (-24,7%, 632,3 milioni di euro), penalizzate dal manifatturiero (macchinari -28%, metalli -65%), nel primo trimestre di quest’anno le vendite tricolori tornano a crescere: quasi 160 milioni di euro, + 18,2% sullo stesso periodo 2017.
Complessivamente, oltre ai macchinari e alle attrezzature Made in Italy, che nel 2017 hanno realizzato vendite nell’Uee per più di 2,7 miliardi dell’export (+25%), sono i tessili (1,75 miliardi di euro, +13%) e i prodotti chimici (670 milioni di euro, +9%) a trainare le esportazioni italiane nell’Unione Eurasiatica, mentre sulla bilancia commerciale pesano soprattutto le importazioni di prodotti minerari (9,6 miliardi di euro), metalli (2 miliardi di euro) e prodotti petroliferi (1,24 miliardi di euro).
Tra i temi dei lavori, anche due focus dedicati specificamente alla Bielorussia e all’Uzbekistan, quest’ultimo anello di congiunzione verso il Medio Oriente nello scenario della “Greater Eurasia” e con uno status di osservatore nell’ambito dell’Uee. Attualmente l’economia uzbeca rappresenta un potenziale da 32 milioni di persone; un mercato emergente che nel 2017 è valso all’Italia solo 169,3 milioni di euro di esportazioni, con un interscambio commerciale che non ha raggiunto i 200 milioni di euro. La meccanica, il tessile e i prodotti chimici sono i settori del Made in Italy più richiesti, ma le opportunità future di partnership si estendono ai settori ad alto contenuto tecnologico e di know-how tricolore, come il comparto agricolo, quello industriale e la moda.

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