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AGROALIMENTARE, L’INFORMATORE AGRARIO: RILANCIARE IL MAIS MADE IN ITALY PER TUTELARE LE PRODUZIONI DOP

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CON “MAIS DOMANI” LA SPERIMENTAZIONE IN CAMPO SU MIGLIORI TECNOLOGIE E INNOVAZIONI

Una sperimentazione in campo per rilanciare il mais made in Italy e salvare le produzioni dop patrimonio del nostro settore zootecnico. È l’obiettivo di “Mais Domani”, il progetto realizzato da L’Informatore Agrario in collaborazione con Condifesa Lombardia Nord Est e il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino, che punta a testare le migliori tecnologie disponibili sul mercato per produrre – in Italia – granella di mais sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico.

“Il mais è uno degli ingredienti base nella piramide dell’agroalimentare made in Italy – spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario –, un cereale fondamentale anche per l’alimentazione degli animali interessati nella produzione delle eccellenze agroalimentari dop, che devono prevedere nel loro ciclo produttivo almeno il 50% di foraggi di provenienza locale. Purtroppo, da più di un decennio si registra una lenta ma costante diminuzione delle superfici coltivate a mais, tanto che oggi la quota di autoapprovvigionamento nazionale ai è dimezzata, e 5 chicchi di mais su 10 consumati sono di origine estera: un trend da invertire se vogliamo tutelare e garantire i nostri prodotti di eccellenza”.

Con 13 aziende aderenti, “Mais Domani” sta quindi mettendo alla prova in 3 ettari all’interno dell’azienda «Visini» (località «La Marocchina», Comezzano Cizzago – BS) oltre 30 differenti strategie agronomiche innovative per ottimizzare la coltivazione del mais in grandi quantità, garantendo gli standard di qualità e sanità che il mercato richiede. L’appezzamento del campo di prova è stato suddiviso in 4 “isole dell’innovazione”, dedicate rispettivamente a “genetica e concia”, “densità di semina”, “diserbo” e “nutrizione”; ciascuna area è poi suddivisa in differenti tesi sperimentali, 46 porzioni di campo in totale, dove vengono testate le strategie agronomiche più innovative. Si va dalle macchine per la sarchiatura a controllo ottico, in grado di eliminare meccanicamente le malerbe tra le file arrivando a sfiorare, senza toccarli, i fusti del mais, ai fertilizzanti “intelligenti” in grado di regolare la loro cessione di nutrienti. Ma non solo: si testano piante di ultima generazione, sensori di rilevazione di pioggia e dell’umidità del suolo, ma anche sistemi di semina con seminatrici capaci di “leggere” il terreno dove viene deposto il seme e macchine che iniettano il liquame bovino a 20 cm di profondità evitando perdite di ammoniaca e odori sgradevoli nell’ambiente. Dopo la semina avvenuta ad inizio aprile, nelle prossime settimane le parcelle delle 4 “isole dell’Innovazione” verranno visitate e valutate dai tecnici del Condifesa Lombardia Nord Est e dai responsabili del Disafa dell’Università di Torino sulla base di un preciso protocollo scientifico studiato appositamente per valutare lo stato di avanzamento del progetto.

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