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VINO, IMT: LA REAZIONE DELLE DO MARCHIGIANE, BALZO DEI LISTINI PER IL CASTELLI DI JESI, BENE IL MATELICA

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I vini dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) pronti a voltare pagina dopo il crack della principale cooperativa della regione. Al netto del gap che si è venuto a creare, le Do Verdicchio Castelli di Jesi assieme a quelle di Conero, Lacrima di Morro d’Alba e Verdicchio di Matelica registrano infatti più luci che ombre. Lo rileva, oggi al Vinitaly, l’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) attraverso l’Osservatorio sulle denominazioni che raccoglie le dichiarazioni di un panel di imprese in rappresentanza del 67% del proprio potenziale produttivo.

Il 2024 si è chiuso infatti con un gap tendenziale del prodotto imbottigliato del Castelli di Jesi pari a poco meno del 20%, una perdita che si azzera se si tiene conto del mancato apporto da parte della cooperativa leader delle Marche che influisce in termini di volume proprio per il 20%. Sul fronte del valore, la buona notizia arriva dal prezzo medio nella gdo e retail italiana, in crescita lo scorso anno del 10,5%.

Per il presidente dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Michele Bernetti: “Abbiamo scavallato un annus horribilis fatto di cadute importanti, tensioni finanziarie e agenti atmosferici avversi, ma siamo ancora qui. Il settore ha dimostrato di essere in grado di voltare pagina e ripresentarsi al mercato più forte di prima, con un prezzo medio più alto, la resistenza dei bianchi e la consapevolezza che i vini marchigiani saranno ancora protagonisti. La politica Imt sullo stoccaggio ha poi aiutato sia sul fronte dei prezzi dello sfuso che nel controllo delle giacenze”.

Nel complesso, le 4 Do quotano una performance a 15,1 milioni di bottiglie equivalenti vendute (-21% tendenziale), per un controvalore pari a circa 50 milioni di euro (-10%), e una variazione del prezzo medio in crescita di circa il 14%. Tra i canali, sale sensibilmente la quota destinata all’horeca (dal 13,6% al 19,5%), a riprova dell’upgrade nel posizionamento dei vini Imt, con la Gdo (33,5%) comunque sempre primo sbocco seguita dalle vendite agli importatori. Proprio l’export si è reso protagonista del sorpasso sulla piazza italiana per il Castelli di Jesi, con una quota a volume export oriented del 51,2%. Le destinazioni, nel 76% dei casi, sono quelle europee ma raddoppia lo share dei mercati asiatici – Giappone in primis – che ora valgono il 12% delle spedizioni e superano quelle verso le Americhe (11,3%). A valore, Regno Unito, Paesi Bassi, Usa, Germania e Svezia sono i principali sbocchi.

In forte crescita è segnalato il Verdicchio di Matelica, con un balzo delle vendite a volume del 69% e una buona performance anche nell’export (+20%). Sul fronte dei rossi, il Conero chiude il 2024 con un gap volumico del 14%, anche per effetto di Moncaro, ma aumenta la propria presenza all’estero (+1,5%), con una quota che arriva a oltre il 30% del totale commercializzato. Infine, la Lacrima di Morro d’Alba che paga l’11% anche per il calo produttivo della vendemmia 2023.

Nella foto da sinistra: Carlo Flamini, Osservatorio del Vino Uiv e Michele Bernetti, presidente Imt

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