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VIGNETO EMILIA-ROMAGNA: MENO VOLUMI, PIÙ QUALITÀ E SOSTENIBILITÀ

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FILIERA IN EVOLUZIONE TRA CRESCITA DEL BIOLOGICO, RIORGANIZZAZIONE DELLE IMPRESE E SFIDE SUI MERCATI

Il vigneto emiliano-romagnolo si presenta a Vinitaly 2026 (Veronafiere, 12-15 aprile) con una filiera che accelera su sostenibilità e innovazione. Con i suoi 52.564 ettari vitati, l’Emilia-Romagna si conferma tra le principali regioni viticole italiane, collocandosi al quinto posto per estensione dopo Veneto, Sicilia, Puglia e Toscana. Qui il Trebbiano romagnolo salda la sua posizione di vitigno principe, coltivato sul 29% delle superfici vitate regionali, pari a circa 15.400 ettari, più del doppio del Sangiovese (11%), seguito da Ancellotta (10%), Lambrusco Salamino (9%), Pignoletto (5%), Lambrusco Grasparossa (4%), Barbera (3%) e, con il 2% ciascuno, Croatina, Lambrusco di Sorbara, Merlot e Chardonnay. Geograficamente, la provincia con la maggiore estensione resta quella di Ravenna, con oltre 15mila ettari, seguita da Reggio Emilia (8535 ha), Modena (8.182 ha), Forlì (5.562 ha).
Nel 2025 i viticoltori emiliano-romagnoli hanno conferito in cantina quasi 8 milioni di quintali di uva, per un volume di vino finito pari a 5,37 milioni di ettolitri.

Un approccio sempre più verde
In questo contesto, particolarmente interessante è il dato relativo certificazioni green: nonostante un calo del vigneto regionale di 671 ettari nell’ultimo triennio, in regione sono cresciute le estensioni dei vigneti biologici, passati dai 4.653 ettari di fine 2018 ai 5.800 ettari di fine 2025 (+24,6%), con una superficie che oggi copre l’11,03% (nel 2018 era il 9,1%) concentrata nelle province di Forlì-Cesena, Piacenza, Modena, Reggio Emilia e Bologna. Parallelamente sono cresciute anche le superfici dei vigneti in Produzione Integrata, passate da 6.194 ettari nel 2024 a 7.836 ettari nel 2025 (+ 27% rispetto al 2024 e + 9% rispetto al 2020), con un’espansione rilevante (circa il doppio) nelle province di Forlì e Rimini.
Sul fronte delle esportazioni, In un contesto internazionale segnato da volatilità e rallentamenti in diversi Paesi importatori, l’Emilia-Romagna ha chiuso il 2025 con un export vino di 433 milioni di euro secondo i dati Istat (-7,27% rispetto al 2024, in linea con le performance del settore a livello nazionale), ma ha mantenuto la sua posizione tra le principali regioni vitivinicole italiane per valore delle esportazioni e capacità di presidio dei mercati esteri.
Sul fronte dei consumi, nel 2025 in regione prosegue il trend che privilegia i vini bianchi leggeri a scapito dei rossi più strutturati, fenomeno che sta guidando anche le scelte di reimpianto: solo nel 2025, il 40% dei nuovi vigneti impiantati in regione è costituito da Trebbiano romagnolo, vitigno vocato alla produzione di bianchi freschi e, sempre più, di basi spumante.

Gli interventi della Regione a sostegno della filiera
Nel 2026 il sostegno regionale a favore dei produttori vitivinicoli supera i 26 milioni, ripartiti su quattro aree di intervento: per le pratiche di reimpianto il bando, già aperto, stanzia più di 12,5 milioni di euro, che si sommano ai 6 già destinati agli investimenti, finalizzati a migliorare il rendimento globale delle cantine. Il terzo bando, destinato alla promozione sui mercati dei Paesi terzi e con una dotazione finanziaria di oltre 6 milioni di euro, uscirà nella prima metà di maggio. Il quarto, e ultimo, che riguarda gli investimenti per la sostenibilità dei vigneti, a fine giugno.

Aziende vitivinicole, un comparto che si riorganizza
Le imprese vitivinicole in Emilia-Romagna sono poco più di 14.000, di cui circa 10.800 ditte individuali e oltre 3.200 società o altre forme di impresa, che gestiscono rispettivamente il 61% (31,4 mila ettari) e il 39% (20,3 mila ettari) della superficie vitata regionale. Un valore assoluto che rivela un calo complessivo di oltre 1.000 imprese (nel 2025 erano 15.243), ma conferma il processo di riorganizzazione strategica che la filiera regionale sta affrontando, segnato da un minor numero di aziende, mediamente più strutturate, più orientate agli investimenti. All’interno delle ditte individuali, il 21% è guidato da donne, percentuale che sale al 30% nelle altre tipologie di società.

Vigneti eroici e storici, un patrimonio da tutelare
In Emilia-Romagna i vigneti eroici e storici rappresentano un tassello prezioso del paesaggio rurale e della memoria agricola, custodi di biodiversità, paesaggi unici e saperi tradizionali. Secondo i dati dello Schedario vitivinicolo regionale risultano 24 vigneti eroici localizzati in provincia di Piacenza, e 5 vigneti storici per 0,15 ettari complessivi tra le province di Parma e Bologna.
A questi si aggiunge il vigneto eroico di Modigliana, un territorio appenninico con una storia vitivinicola antichissima che ha saputo trasformare la marginalità in una leva di qualità e riconoscibilità. Qui la vite è stata insieme presidio agricolo, risposta allo spopolamento e motore di sviluppo, grazie a una lunga continuità storica e a una stagione più recente di progetti che hanno valorizzato altitudine, bosco, marne e arenarie come elementi distintivi del vino locale, di grandissima qualità. Anche dopo le alluvioni che hanno colpito la Romagna, Modigliana conferma il senso profondo della viticoltura di collina: produrre in Appennino significa difendere paesaggio, biodiversità e una forma di economia rurale che non può essere replicata in pianura. In questa prospettiva, i vigneti eroici e storici non sono soltanto memoria agricola, ma una risorsa attuale per raccontare il futuro dei territori fragili (fonte: “Modigliana. Storie di gente, Appennino, vini” di Giorgio Melandri).
La valorizzazione di questi vigneti – seppure numericamente limitati – ha un forte valore simbolico: incarnano la continuità tra passato e futuro della viticoltura emiliano-romagnola, difendono la biodiversità agraria e contribuiscono alla costruzione di un’immagine di territorio in cui la qualità del vino si intreccia con la qualità del paesaggio e della vita delle comunità rurali.

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