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SOL EXPO, INDAGINE NOMISMA: L’OLIO EXTRAVERGINE VINCE IL “BRONZO” A TAVOLA. TERZO SIMBOLO DELLA CUCINA ITALIANA DOPO PASTA E PIZZA

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ORIGINE, SALUTE E RISTORAZIONE GLI ASSET PER IL POSIZIONAMENTO

È medaglia di bronzo per l’olio extravergine d’oliva. Secondo i consumatori italiani, fotografati nella nuova Consumer survey di Nomisma per SOL Expo anticipata oggi nel corso della presentazione dell’edizione 2026 del Salone di Veronafiere, l’Evo italiano è infatti il terzo prodotto più rappresentativo della tavola tricolore dopo pasta e pizza, e un gradino sopra il vino. Attore protagonista, quindi, nel riconoscimento Unesco alla cucina italiana, l’extravergine made in Italy è stato votato da un intervistato su due ed è un ingrediente irrinunciabile nella tavola degli italiani, presente nel 96% dei carrelli della spesa e sempre più associato ad un’alimentazione di qualità, territoriale e salutistica.

Il profilo del consumatore più assiduo è quello di un (leggermente più frequentemente una) acquirente over 45, con figli, residente al Sud e con uno stile di vita che combina attenzione a sostenibilità, ricerca edonistica del piacere e una dimensione urbana e di legame con il territorio. A influenzare l’acquisto è soprattutto l’origine, molto importante per più della metà degli intervistati, con particolare attenzione alla presenza di marchi a denominazione d’origine e con crescente attenzione alle proprietà benefiche per l’organismo.

«L’olio Evo è già considerato un superalimento naturale – spiega Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma –, ma ben 6 consumatori su 10 vorrebbero avere più informazioni e l’83% si dichiara più incentivato all’acquisto dopo averne appreso i benefici per la salute. Si tratta di dati che, affiancati alla conoscenza ancora marginale delle caratteristiche di sostenibilità della filiera, evidenziano margini di miglioramento in termini di posizionamento del prodotto. A questo si somma un crescente interesse per l’experience in ristorazione o sui territori vocati, con il 45% degli italiani pronti a valutare proposte di oleoturismo». Uno storytelling multicanale, quindi, che andrebbe a sostenere un consumo di olio tricolore sempre più consapevole, radicato sui territori e orientato alla qualità, dentro e fuori dai confini nazionali.

Secondo il campione intervistato, un ruolo importante può essere svolto dalla ristorazione: per il 49% dei consumatori le storie e le informazioni sul produttore, sul processo o sugli abbinamenti influenzano le scelte di olio EVO, e per il 34% l’esperienza al ristorante influenza anche le scelte al supermercato.

I risultati complessivi della nuova Consumer survey, con 2mila interviste realizzate e un inedito focus su oleoturismo e fuori casa, saranno presentati nel corso della seconda edizione di SOL Expo, in programma a Veronafiere dal 1° al 3 marzo.

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I numeri rielaborati dell’Osservatorio SOL Expo su dati Istat e Nielsen

OLIO EVO ITALIANO: RECUPERANO I VOLUMI DELL’EXPORT (+21% A NOVEMBRE 2025)

PESANO I DAZI NEGLI USA, TRA I TOP IMPORTER COREA DEL SUD SUPERA UK
A gennaio 2026 rallenta il mercato domestico: -1,4% di confezioni vendute dalla Gdo

Chiudono a poco più di 1,9 miliardi di euro le vendite all’estero di olio extravergine italiano tra gennaio e novembre 2025. Stando agli ultimi dati Istat disponibili, l’Evo made in Italy – che vale l’87% dell’export di olio d’oliva tricolore – ha infatti registrato una contrazione del 16% sui valori dello stesso periodo 2024, “gonfiati” dall’incremento dei prezzi medi all’export. Se si guarda ai volumi, infatti, gli 11 mesi registrano un +21% sull’anno precedente, a 272mila tonnellate.

A pesare sull’andamento complessivo è in particolare il mercato extra-Ue, con una quota pari al 64% del totale export, che recupera del 20,3% a volume a fronte di un rallentamento a valore del 15,2%, mentre l’Ue registra rispettivamente un +23% a volume e -17% a valore. La geografia dell’export, con il 60% delle esportazioni concentrate nei primi 5 mercati di riferimento, vede la top 5 composta da Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone, seguiti dalla Corea del Sud che, con tassi di crescita in tripla cifra e una performance in positivo anche a valore sul 2024 (+53,4%), ha superato il Regno Unito nella classifica dei buyer. Ma se arrivano segnali positivi dall’Est (bene anche la Cina, seppur penalizzata da prezzi medi molto bassi e volumi ancora ridotti), si evidenziano i primi effetti dei dazi sul primo mercato di sbocco: gli Usa registrano perdite ben sopra la media a valore (-26,6% il risultato negli 11 mesi) mentre crescono molto meno (+1,1%) del resto del mondo a volume. Fa peggio solo il mercato francese, che risulta in negativo su entrambi i parametri (-35% a valore e -2,6% a volume).

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio SOL Expo su dati Nielsen, sul mercato domestico (Gdo) le vendite complessive di olio extravergine di oliva hanno chiuso il primo mese del 2026 con una crescita dell’1,1% in volume che sconta però un calo del 16% a valore. Nonostante la flessione dei prezzi medi a scaffale, passati da 8,8 euro/litro di gennaio 2025 ai 7,12 euro/litro di gennaio 2026 (-12,5%), gli italiani non hanno incrementato significativamente gli acquisti, riducendo anzi il numero di confezioni dell’1,4%. Un trend che si è riflesso anche sull’Evo italiano, anche se meno duramente del previsto. L’extravergine made in Italy, che a gennaio 2026 ha assorbito un terzo del mercato oleario complessivo nella grande distribuzione, ha infatti visto ampliarsi il differenziale di prezzo tra il prodotto italiano (10,84 euro/litro) e quello comunitario (7,12 euro/litro), pur registrando una contrazione delle vendite di bottiglie pari al 14%. Il parziale del primo mese dell’anno ha raggiunto quindi i 26 milioni di euro a fronte dei 73 milioni di vendite dell’olio comunitario.

Sul fronte dell’offerta, l’Italia traguarda il ritorno sui livelli produttivi usuali, in controtendenza rispetto al resto dell’Europa, che vede la Spagna in calo a circa 1,2 milioni di tonnellate e la Grecia a circa 200mila tonnellate. Secondo i dati Sian, la produzione nazionale di oli vergini di oliva è ferma appena sotto le 300mila tonnellate (293.908 al 18 febbraio 2026), con oltre il 50% della produzione nazionale in quota alla Puglia, che raggiunge le 151mila tonnellate. La Calabria si presenta come la seconda forza olivicola italiana (43 mila tonnellate), seguita a scia dalla Sicilia (41 mila tonnellate), per un prodotto complessivo delle tre regioni olivicole per eccellenza pari all’80% del dato nazionale.

Credits immagine in evidenza: Dulezidar/Gettyimages Pro

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