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VINO (INDAGINE PICENI-NOMISMA): L’85% DEGLI ITALIANI BEVE VINO, IL FUTURO È AUTOCTONO E GREEN

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PROSECCO IL PIÙ CONSUMATO E CONOSCIUTO, PECORINO IL PIÙ INNOVATIVO, PASSERINA L’EMERGENTE

In Italia si consuma meno vino ma si beve tutti, o quasi. Lo dimostra l’indagine sui vini di tendenza realizzata per il Consorzio vini Piceni da Nomisma Wine Monitor e presentata oggi al Vinitaly. La survey, rivolta a un campione rappresentativo di 1.200 consumatori sul territorio nazionale, fotografa un modo nuovo di apprezzare il vino, che rimane bevanda nazionale consumata dall’85% degli italiani (18-65 anni). Un elemento base della tavola tricolore che però è sempre più protagonista degli aperitivi (49% contro 45% di 3 anni fa) grazie ai millennials, che trainano anche l’irresistibile tendenza dei vini mixati e scelti da quasi 7 giovani su 10 e dal 61% del totale dei consumatori.

E se i baby boomers (over 55 anni, 88%) si confermano in testa ai consumi assieme ai maschi (88%), la febbre da sparkling (74%) supera quella di bianchi e rossi fermi (72%) e dei rosé, in risalita al 59% grazie ai soliti millennials. Tra i vini che fanno tendenza, per il panel votato dai 1.200 intervistati il campione è il Prosecco, che aumenta in notorietà e consumi: la bollicina più famosa d’Italia è conosciuta dal 98% (e consumata dal 71%) dei wine lover, contro il 97% del Chianti, il 94% del Pinot grigio e l’88% del marchigiano Verdicchio. Le Marche primeggiano anche con i suoi campioni della Gdo: la Passerina è il vino campione di awareness negli ultimi 5 anni, ovvero il prodotto che più si è fatto conoscere dai consumatori, mentre il Pecorino è il prodotto considerato più innovativo del panel (13 vini) proposto da Nomisma. A riprova della crescita dei vini piceni, anche i trend di consumo nell’ultimo quinquennio, con il Prosecco che si aggiudica il primo posto davanti a Pecorino, Primitivo, Passerina e Rosso Piceno.
Il futuro, secondo i consumatori italiani sarà invece green (biologici al 20% come prima risposta, sostenibili al 9%) e autoctono (25%), con trend molto positivi anche per i vini facili e leggeri, adatti a mix (15%) e quelli regionali (14%). Una tendenza bio, anch’essa fotografata nell’indagine, che vede il Piceno tra le aree più vocate d’Italia: Ascoli, che detiene il 53% di tutta la vigna biologica marchigiana, ha infatti un’incidenza green sulla vite da vino del 41%, quasi il triplo della media nazionale (15,8%). “Dato questo che si alza sensibilmente fino a raggiungere i 2/3 del vigneto nelle aree a denominazione di origine. E la quota è destinata ad aumentare ulteriormente”, ha detto il presidente del Consorzio vini piceni, Giorgio Savini. Nel complesso – con 5mila ettari – le Marche sono al terzo posto tra le regioni d’Italia (con superfici di vite bio superiori ai 2mila ettari).
Il focus sui vini di tendenza ha infine elaborato i dati Iri sulle vendite nella grande distribuzione. Negli ultimi 3 anni Passerina e Pecorino hanno registrato un incremento in valore rispettivamente del 92% e 55%, con incrementi anche in tripla cifra in diverse regioni del Centro-Nord. Lazio, Lombardia e Toscana in primis. Un exploit che fa il paio con un prezzo medio quasi doppio rispetto al complesso dei vini bianchi in Gdo (5,2 e 5,5 euro/litro i prezzi di Passerina e Pecorino, contro la media-bianchi a 3 euro/litro).

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