UNIVERSITÀ VERONA: IMPATTO DA 261 MLN DI EURO PER OGNI 5 PUNTI DI CALO EXPORT
Con un calo dell’export di vino pari al 5%, il danno economico per Verona e provincia ammonterebbe a 261 milioni di euro. Lo “scenario 1” dello studio condotto da Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona (Dipartimento di Scienze economiche), illustrato ieri sera presso la Camera di Commercio di Verona, che ha commissionato lo studio, è quello meno negativo in una griglia di ipotesi che prevede impatti fino a -1,3 miliardi di euro annui sull’economia provinciale.
Il quadro sul settore fornito dal professor Francesco Pecci tiene conto non solo delle potenziali perdite delle imprese vinicole, ma anche dei fornitori, della comunità che lavora e trae beneficio da un comparto storicamente contraddistinto da un forte valore aggiunto. “Una contrazione della domanda – ha detto Francesco Pecci – che genera impatti rilevanti non solo diretti ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil, e destinati a ripercuotersi sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali”.
L’analisi dell’impatto si basa sulla matrice di contabilità sociale dell’economia provinciale; a una contrazione dell’export del 5% corrisponde un calo delle vendite di vino pari a 53 milioni di euro che generano una riduzione di oltre 186 milioni di euro sui settori produttivi coinvolti direttamente e indirettamente e una riduzione dei redditi di lavoro e di capitale, che si traducono in una diminuzione della ricchezza prodotta (il Pil) di 75,5 milioni di euro per un totale di oltre 261 milioni di euro. Applicando una riduzione dell’export del 7%, valore assai vicino al saldo dell’export scaligero nel primo trimestre 2026 del settore bevande (dove il vino pesa per oltre il 90%), di -7,4%, la perdita totale per l’economia veronese supera i 366 milioni di euro.
“Verona – ha commentato il presidente della Camera di Commercio veronese, Paolo Arena – vanta il primato tra le province italiane per export e valore della produzione. A ciò si aggiunge il fenomeno enoturistico, in grado di generare ulteriori benefici e lavoro che dà ulteriore valore a un asset imprescindibile per il nostro territorio. Le difficoltà strutturali che oggi sconta il comparto a livello globale, nazionale e locale ci impone – ognuno per propria competenza – l’analisi e lo studio di soluzioni che possano salvaguardare uno dei comparti chiave di Verona. È questa la call to action che la Camera rivolge alle istituzioni e alle categorie interessate”.
Secondo il Servizio Studi e Ricerca dell’ente camerale, Verona rappresenta uno dei principali poli vitivinicoli del Paese, con oltre 7mila vitivinicoltori, più di 24mila ettari di superficie vitata, 15 Doc e 5 Docg. Il comparto vitivinicolo veronese genera il 7,9% delle esportazioni provinciali e contribuisce per oltre il 10% all’export nazionale del settore.
Durante il convegno è stata presentata anche l’analisi sullo scenario enoico globale a cura del responsabile dell’Osservatorio del vino di Unione italiana vini, Carlo Flamini. Dal 2019 al 2025 il mercato mondiale del vino ha perso circa il 16% dei consumi, attestandosi a circa 2,2 miliardi di casse da 9 litri lo scorso anno. A incidere hanno contribuito fattori congiunturali, come pandemia, inflazione e dazi statunitensi, ma soprattutto cambiamenti strutturali: nuovi stili di vita, maggiore attenzione alla moderazione, concorrenza di altre bevande e difficoltà nel ricambio generazionale dei consumatori. “Il vino continua a essere un prodotto occidentale per palati occidentali, con l’86% dei consumi concentrato tra Europa e Nord America – ha spiegato Carlo Flamini – e risente quindi delle criticità economiche, demografiche e sociali che interessano questi mercati. Non solo. A Oriente, la crescita della domanda ha mancato le promesse annunciate, soprattutto sul mercato cinese, a cui si sommano le involuzioni delle piazze più mature, come quelle giapponese e sudcoreana. Sul piano geografico, si registrano degli aumenti dei consumi in Sud America e nell’Europa centro-orientale, ma i volumi sono ancora troppo contenuti per compensare le perdite dei principali mercati mondiali”. In uno scenario complesso, secondo Uiv emergono comunque alcuni segnali incoraggianti. Le previsioni indicano infatti un rallentamento della fase di contrazione, con consumi attesi in calo di un ulteriore 3% tra il 2025 e il 2029. Circa l’80% dei volumi continuerà a concentrarsi nella fascia popular, destinata però a perdere mediamente il 2% l’anno, mentre i segmenti super premium e ultra premium sono attesi crescere di circa l’1% annuo, confermando una progressiva polarizzazione della domanda verso vini a maggiore valore aggiunto.
Il convegno è proseguito con “Fare sistema di fronte al cambiamento: gli attori della filiera si confrontano”, la tavola rotonda dove sono intervenuti: Pierluigi Guarise, amministratore delegato Collis Veneto Wine; Roberta Corrà, direttrice generale Gruppo Italiano Vini; Michele Tessari, azienda vitivinicola Ca’ Rugate; Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Federdoc; Alessandro Rossi, national category manager wine Partesa; Paolo Artelio, vice presidente amministratore FIPE e presidente FIPE Verona. Le conclusioni sono state affidate ad Alex Vantini, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona.
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FORUM VINO CCIAA VERONA, BOND (ASS. AGRICOLTURA REGIONE VENETO): LA REGIONE AL LAVORO SULLA LEGGE SULL’ENOTURISMO, PRESENTAZIONE IN CONSIGLIO TRA SETTEMBRE E OTTOBRE
GALLARATI SCOTTI BONALDI (PRES. FEDERDOC): IL VINO HA BISOGNO DI EQUILIBRIO. STOP A NUOVI IMPIANTI, EVITARE ESTIRPI INEFFICACI E PUNTARE SULLA PROMOZIONE
VANTINI (COMPONENTE GIUNTA CCIAA VERONA): DAL BLOCCO DEI NUOVI IMPIANTI AI RICARICHI DELLA RISTORAZIONE: SERVE UNA FILIERA PIÙ EQUILIBRATA
“La Regione Veneto sta lavorando alla legge sull’enoturismo, che nelle intenzioni sarà portata all’esame del Consiglio regionale tra settembre e ottobre, per dotare il settore di regole più chiare e favorire la crescita delle imprese e dell’accoglienza enoturistica”. Lo ha detto Dario Bond, l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto intervenuto ieri sera in apertura di “L’economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”, il forum promosso dalla Camera di Commercio scaligera che ha discusso sul futuro di un settore che rappresenta un asset fondamentale per l’economia del territorio e che oggi sta attraversando una profonda trasformazione strutturale. “Dobbiamo lavorare per valorizzare le nostre aziende, riducendo la burocrazia e dando loro la possibilità di offrire un’accoglienza sempre più completa ai visitatori. L’enoturismo rappresenta un’opportunità importante per il territorio e va sostenuto con strumenti adeguati. Allo stesso tempo dobbiamo interrogarci su come avvicinare le nuove generazioni al mondo del vino, perché le abitudini di consumo sono cambiate e serve un approccio nuovo. Come istituzioni siamo pronti ad ascoltare il territorio e a fare la nostra parte”.
E sulle priorità del comparto è intervenuto anche il presidente di Federdoc, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi: “Verona è una capitale del vino e un punto di riferimento per il settore, ma non tutta l’Italia può contare sulle stesse condizioni. Per questo le sfide del comparto vanno affrontate con una visione nazionale. Tra le priorità c’è il tema delle autorizzazioni ai nuovi impianti: dobbiamo chiederci se sia ancora sostenibile continuare ad aumentare ogni anno dell’1% il potenziale vitato o se non sia arrivato il momento di sospendere questo meccanismo per ristabilire l’equilibrio tra domanda e offerta. Anche il tema degli estirpi va affrontato con pragmatismo: in passato sono già stati realizzati con un importante impiego di risorse pubbliche, senza risolvere definitivamente il problema. Dove gli estirpi sono necessari bisogna essere coerenti: se si decide di estirpare, non si può pensare di ripiantare dopo pochi anni. Se lo Stato investe risorse economiche deve farlo per risolvere il problema in modo strutturale, non per rinviarlo. Inoltre, se destiniamo risorse agli estirpi e le sottraiamo alla promozione sui mercati internazionali, rischiamo di commettere un errore. Oggi si stanno aprendo nuove opportunità, dal Mercosur all’Australia, fino al Far East e ad altri mercati emergenti, che richiedono investimenti. Se disperdiamo le nostre risorse, rischiamo di compromettere la capacità di crescita del settore”.
Il convegno è stato chiuso da Alex Vantini, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona e presidente Coldiretti Verona che ha ribadito: “Il vino non è soltanto un comparto agricolo, ma un motore economico che genera occupazione, turismo, servizi, commercio e valore per tutto il territorio veronese. Proprio per questo la sua tutela non può essere considerata un interesse di categoria, ma una responsabilità condivisa. Di fronte a consumi in calo e a una redditività sempre più compressa delle imprese viticole servono scelte coraggiose lungo tutta la filiera. In questa direzione riteniamo indispensabile bloccare l’aumento dell’1% delle autorizzazioni ai nuovi impianti: se le denominazioni veronesi stanno già dimostrando senso di responsabilità nel contenere il potenziale produttivo, non è ammissibile che in altre aree del Paese si continui ad aumentare le superfici coltivate, alimentando ulteriormente gli squilibri di mercato. Allo stesso tempo è necessario rafforzare il dialogo tra tutti gli operatori della filiera, compreso il mondo della ristorazione, dove in alcuni casi si registrano ricarichi sulle bottiglie che superano il 400% e rischiano di allontanare il consumatore dal vino. Solo facendo sistema e distribuendo il valore in modo più equilibrato potremo garantire competitività, redditività e futuro al settore vitivinicolo veronese”.



