DEI MICHELI (PRES. CONSORZIO): CELEBRAZIONI DI UNA STORIA SECOLARE CHE GUARDA AL FUTURO
Nel ‘900 veniva spacciato dagli svizzeri per francese e 50 anni dopo era il “vino più plagiato d’Italia” secondo lo storico giornalista enologico Zeffiro Bocci. Semplice ma mai banale, “simpatico” nelle parole di Luigi Veronelli, il Bardolino festeggia (almeno) cento anni di storia nella veste che non ha mai smesso di indossare, quella del “pop”. Ed è proprio da questa attitudine – accessibile, immediata, capace di parlare a tutti – che prende le mosse il Centenario del Consorzio Vini Bardolino, in calendario da oggi fino a domenica con un programma che spazia dagli eventi di pubblico agli appuntamenti riservati alla stampa. “Festeggiamo un secolo dall’istituzione del Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino – spiega il presidente, Fabio Dei Micheli –, il primo organismo di tutela che, già dal 1926, ha riconosciuto e valorizzato la capacità del Bardolino di interpretare l’anima del suo territorio. Oggi vogliamo rivendicare questa vocazionalità nei calici, abbracciando con determinazione il carattere contemporaneo e conviviale dei nostri vini. Per questo abbiamo voluto un Centenario senza formalismi, che guarda al futuro più che al passato – ha concluso –. Sarà una festa per tutti, che nel Bardolino Pop Garden, domani e domenica, troverà la sua espressione più autentica tra cibo, musica e arte”.
Coltivato in un territorio unico, modellato nel mosaico di climi tra il Lago di Garda e le pendici del Monte Baldo, il Bardolino (Corvina Veronese, vitigno simbolo del territorio, completato da Rondinella e Molinara) è infatti un rosso leggero, fresco e di facile beva, con una gradazione alcolica generalmente contenuta, che si adatta con vivacità ad ogni occasione. Una versatilità che condivide con il Chiaretto (Corvina Veronese fino al 95% dell’uvaggio con almeno un 5% di Rondinella), rosato più venduto d’Italia, conviviale e trasversale a stagioni e occasioni, dall’aperitivo alla tavola fino alla mixology.
Se le prime tracce della coltivazione della vite nel territorio gardesano risalgono all’epoca romana, è dal Medioevo che – sotto impulso delle istituzioni religiose – la viticoltura locale si afferma e consolida nei secoli, fino ad affermarsi, nell’Ottocento, con il nome di Bardolino. Vino apprezzato e descritto sul finire del secolo dallo storico e letterato Giuseppe Solitro come in grado di competere “con i migliori della penisola”, era servito negli alberghi svizzeri come Beaujolais. Nel Novecento la sua popolarità cresce rapidamente, e il Bardolino si afferma proprio come “vino tipico”, premiato negli anni ‘20 alla Mostra Campionaria Vini Veronesi di Verona. Nel 1926 viene costituito il “Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino” e, tra gli anni ‘40 e ’50, comincia – a partire dagli Stati Uniti – il percorso di internazionalizzazione della denominazione, che vede oggi 6 bottiglie su 10 destinate a mercati esteri. Con l’approvazione della Doc nel 1968 e la nascita dell’attuale Consorzio di tutela nel 1969 si apre la storia moderna della denominazione, segnata prima dai riconoscimenti della critica e poi dal cambio di passo che, dagli anni Duemila, ha visto il territorio intraprendere un percorso di rinnovamento dei vigneti e riscoperta della propria identità territoriale e stilistica. L’ente consortile, in regime di erga omnes con una rappresentatività al 92%, conta oggi 817 soci con più di 600 viticoltori. Con una superficie vitata di 2.400 ettari – di cui 1.000 dedicati al Chiaretto -, l’annata 2026 esprime una produzione da circa 20 milioni di bottiglie equamente suddivise tra le Dop Bardolino e Chiaretto.



