Mercoledì, 27 Gennaio 2021

SU WINE.COM (USA) QUADRUPLICATE LE VENDITE DI FINE ANNO; IN ONTARIO (CANADA) VOLANO I RICAVI (+60,5%) GRAZIE AD AZIONI DIGITAL SU MONOPOLIO

Quasi 18mila bottiglie di Brunello (+300% sul 2019) vendute negli Usa tra settembre e novembre 2020 sulla sola piattaforma Wine.com e una crescita del 60,5% in valore nelle vendite dell’Lcbo – il monopolio canadese dell’Ontario – tra ottobre e inizio gennaio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono i risultati delle campagne digital pre-natalizie del Consorzio del vino Brunello di Montalcino rivolte ai principali mercati target oltreoceano.

“Lo stop temporaneo alla digital tax da parte del nostro Consiglio dei ministri accoglie l’indicazione di Unione italiana vini per un gesto di apertura nei confronti della nuova amministrazione Biden, che si insedierà il 20 gennaio, affinché sia trovato già nei primi mesi del 2021 un accordo multilaterale su questa complessa materia. Non è un caso che proprio in questi giorni sia la Commissione europea sia l’Ocse abbiano pubblicato le loro nuove distinte proposte in tema di tassazione digitale”. Lo ha detto oggi il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti, sul rinvio – approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri - del termine per i versamenti relativi all’imposta sui servizi digitali per il 2020 dal 16 febbraio al 16 marzo 2021 e il rinvio del termine per la presentazione della relativa dichiarazione dal 31 marzo 2021 al 30 aprile 2021.

CASTELLETTI (UIV): SERVE INTERVENTO NEL MILLEPROROGHE

Pericolo doppio per il vino italiano negli Stati Uniti, in una tensione commerciale avviata sotto l’amministrazione Trump ma che rischia di trovare una linea di continuità anche con il mandato Biden. Sul tavolo del Rappresentante per il Commercio Usa (Ustr), il nuovo carosello di prodotti oggetto di dazi aggiuntivi sulla controversia Airbus – per cui si attende la nuova lista a metà febbraio – e soprattutto il dossier relativo alla tassa sui servizi digitali (Dst), destinata ad avere definitivamente i suoi effetti in Italia a partire dal 16 febbraio. Sul tema è di pochi giorni fa il report Ustr che ritiene discriminatoria l’imposizione italiana nei confronti delle imprese digitali americane che rappresentano i 2/3 delle aziende da tassare. Secondo Unione italiana vini (Uiv), da qui a eventuali azioni ritorsive da parte del Commercio statunitense il passo potrà essere breve e seguire quanto già fatto ai danni della Francia, anch’essa promotrice della stessa imposta. E il vino italiano, che negli Stati Uniti vende circa il 30% del proprio export a valore (oltre 1,7 miliardi di euro), potrebbe essere ancora una volta tra i prodotti a rischio ritorsione.

Un vento dell'Est (Europa) soffia sul vino italiano. Su Il Sole 24 Ore Giorgio Dell'Orefice analizza l'andamento positivo della domanda di vino italiano nell'Est Europa sulla base dei dati dell'Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che vedono gli acquisti di vino made in Italy aumentare del 4,3% nei primi 9 mesi 2020. Un dato incoraggiante e in controtendenza in un anno fortemente segnato dalla "crisi da Covid" (-4,6% in valore il dato 2020 dell'export di vino italiano nel mondo). 

Leggi il pezzo integrale con i commenti, tra gli altri, del dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani, e di Denis Pantini, responsabile dell'Osservatorio. 

AMBASCIATORE MORRIS: C’È ANCORA SPERANZA, ACCORDO NELL’INTERESSE DELLE PARTI
“C’è ancora speranza per scongiurare il no deal, perché i nostri negoziatori stanno lavorando ogni ora per trovare un accordo che sarebbe nell’interesse di entrambe le parti. Allo stesso tempo dobbiamo ammettere che sarà molto difficile”. Lo ha detto, ieri nel corso di un webinar di Unione italiana vini (Uiv), l’Ambasciatore britannico a Roma, Jill Morris.

CASTELLETTI (UIV): ACCELERAZIONE DELLA COMMISSIONE, ORA RISCHIO RITORSIONE SUI NOSTRI VINI

“Riteniamo che la posizione italiana di attesa fosse la più saggia, ma non è prevalsa: la Commissione UE, anche sostenuta da alcuni importanti Paesi dell’Unione, ha deciso di applicare i dazi contro i prodotti americani, anche in questa delicata fase di transizione, e rischia ora di provocare un’ulteriore escalation della guerra commerciale in atto con il principale buyer al mondo, gli Usa, che lo scorso anno ha importato vino dall’Ue per un controvalore di circa 4,7miliardi di dollari. A maggior ragione dopo l’esito del voto presidenziale statunitense, sarebbe stato opportuno attendere l’insediamento ufficiale della nuova amministrazione democratica prima di dare seguito alla vicenda Airbus-Boeing”.

EXPORT IN LIEVE CALO (-2,2%) MA CRESCONO ANCONA (+6,4%) E MACERATA

(Jesi – AN 29 ottobre 2020). Produzione in crescita del 5% rispetto al 2019 e qualità buona con punte di eccellenza. Il vino marchigiano rialza la testa dopo mesi in trincea, grazie a una vendemmia 2020 che raggiunge quota 857mila ettolitri contro gli 816mila dell’anno passato e un mercato che nonostante tutto si muove.

ALLARME EXPORT: PRIMO SEMESTRE A -4,1%, NON SUCCEDEVA DAL 2010

 “Il nulla di fatto nell’ultimo ciclo di negoziati sulla Brexit è motivo di forte preoccupazione per il futuro del vino italiano in un mercato fondamentale per il nostro export. Con un ‘no deal’ si rischia, nella migliore delle ipotesi, una babele burocratica senza precedenti negli scambi; nella peggiore, diverse regole per l’etichettatura fino all’adozione di possibili dazi. Per questo ci appelliamo all’Unione europea affinché sia disposto un ‘paracadute normativo’ transitorio per mantenere lo status quo negli scambi per un periodo di 12-18 mesi, vista l’impossibilità un adeguamento normativo in tempi così stretti”. Lo ha detto oggi, in merito alla chiusura senza risultati dei negoziati tra Ue e Regno Unito sulle future relazioni in regime di Brexit, il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona.

Per il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti: “L’incertezza sulle regole da adottare in tempi brevissimi sta generando fortissime preoccupazioni tra le imprese del vino in un mercato che rappresenta il terzo sbocco al mondo per il nostro export e che sta già pagando un prezzo molto alto al Covid-19. Nel primo semestre 2020, secondo i dati Istat rilasciati ieri ed elaborati dal nostro Osservatorio, la contrazione export a valore del vino made in Italy in Gran Bretagna è stata pari a quasi il 10% sullo stesso periodo 2019, con gli sparkling a -19,8%”. Nel periodo in calo anche il prezzo medio, per un valore delle esportazioni che Oltremanica ha sfiorato i 310 milioni di euro. Nel 2019 il Regno Unito - secondo Paese importatore al mondo dopo gli Usa - ha acquistato vino dall’estero per quasi 4 miliardi di euro complessivi. 

EXPORT: ITALIA A +1,8% NEL SEMESTRE, FRANCIA A -25,3%

“Ancora una volta l’Italia del vino rimane fuori dalla disputa commerciale Airbus. Non ci sarà alcun dazio aggiuntivo negli Stati Uniti sui vini del nostro Paese, almeno per questo nuovo round. Nell’esprimere soddisfazione e gratitudine per quanto fatto in Italia e negli Usa a vari livelli dal settore, dall’indotto e dalle istituzioni, riteniamo questo un successo – fondamentale ma purtroppo non definitivo – della diplomazia in un mercato che vale circa un quarto delle nostre esportazioni di vino nel mondo”. Lo ha detto oggi il presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona, a commento della decisione relativa al rinnovo dei dazi imposti dal rappresentante del Commercio americano (Ustr) nell’ambito dell’indagine Airbus.

“Ora - ha aggiunto Abbona - confidiamo che l’azione politico-diplomatica combinata che ha visto protagonisti, tra gli altri, il sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto, e l’Ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio, e oltre 27mila commenti anti-dazi pervenuti dai Paesi interessati agli uffici del Commercio americano, si concentri sull’indagine Usa relativa alla cosiddetta digital tax approvata l’anno scorso dal Governo italiano. L’obiettivo è scongiurare ancora una volta una ritorsione commerciale che si rivelerebbe perdente per l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Per questo servirà intensificare il dialogo incoraggiando, anche in sede europea e internazionale, un percorso di cooperazione con gli Stati Uniti sui due fronti aperti. Dobbiamo assolutamente - ha concluso il presidente UIV - evitare che il vino possa divenire nuovamente bersaglio di dispute alle quali è completamente estraneo”.

Secondo le elaborazioni su base dogane dell’Osservatorio del Vino di UIV, gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l’Italia è tornata a essere il primo Paese fornitore, con un valore delle vendite nel primo semestre di quest’anno fissato a quasi 1 miliardo di dollari, in crescita sia a volume (+2,9%) che a valore (+1,8%) sul pari periodo 2019. La Francia, colpita dai dazi aggiuntivi e principale competitor oltreoceano, nello stesso periodo ha registrato una perdita a valore del 25,3%; anche la Spagna ha pagato dazio alle ritorsioni commerciali accusando un -12,3%. Tra i vini made in Italy, il cui risultato è ancor più significativo se si considera anche il calo complessivo delle importazioni di vino negli Usa (-10%, a 2,8 miliardi di dollari), gli spumanti (+4,7%) fanno meglio a valore rispetto ai fermi imbottigliati (+1,3%), che rimangono la tipologia più venduta con un controvalore di 742 milioni di dollari. In forte difficoltà invece i fermi imbottigliati francesi che, vittime dei dazi aggiuntivi, chiudono il semestre a -37%.

FRANCIA KO, ITALIA GIÙ. PREOCCUPA PREZZO MEDIO AD APRILE (VS TRIMESTRE): -18% IN UK, -7% IN GERMANIA

IMPORT DA MONDO - Lockdown amaro per gli scambi di vino nelle 2 principali piazze europee, Germania e Regno Unito. Complessivamente, rileva l’analisi dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base dogane, le importazioni (a valore) da mondo dei due top buyer sono calate nel primo quadrimestre rispetto al pari periodo 2019 dell’8,9% in Germania e del 13,3% nel Regno Unito, con un aprile ancora più nero: -19,7 per i primi, -17,5% per i secondi.