Domenica, 09 Maggio 2021

Comunicati stampa (594)

Riciclo, riduzione della chimica ed energie rinnovabili, ma anche mobilità elettrica, selezioni mirate dei fornitori e certificazioni riconosciute: fare il vino è sempre più un green deal per le nuove generazioni, che fanno della propensione alla sostenibilità un modus operandi nel quotidiano e un fattore di competitività. È quanto emerge da un sondaggio di Agivi, l’Associazione giovani imprenditori vinicoli italiani under 40 di Unione italiana vini che ha indagato l’attitudine green dei suoi associati.
“Da tempo in Associazione registriamo una sensibilità diffusa e crescente su questi temi – spiega la presidente di Agivi, Violante Gardini Cinelli Colombini –, per questo abbiamo deciso di provare a misurare quanto il rispetto per l’ambiente influenzi le scelte aziendali, anche in un’ottica di nuove chance commerciali. Ne è emerso un quadro interessante: quasi 7 intervistati su 10 hanno dichiarato di selezionare i fornitori in base alla sostenibilità delle loro proposte, e sono l’83% le aziende che dichiarano di avere progetti o piani sul tema della sostenibilità, già ultimati o in corso di realizzazione in 8 casi su 10”.
Stando al sondaggio, la quasi totalità dei giovani imprenditori vinicoli intervistati (94,3%) ritiene che la sostenibilità possa rappresentare un fattore decisivo per la competitività nei mercati nazionale ed estero, e sono il 64,7% quelli che hanno optato per dei packaging a ridotto impatto ambientale. E se 7 aziende su 10 dichiarano di avere delle certificazioni green¸ rappresentano circa un terzo quelle che propongono vini certificati biologici. Meno attraente il biodinamico, grande assente tra le pratiche degli associati rispondenti al questionario. Sul fronte della mobilità, interessante anche in un’ottica di promozione enoturistica, il 57% degli intervistati pensa di dotarsi di colonnine di ricarica o di mezzi commerciali ad alimentazione ibrida o elettrica.
Il sondaggio esplorativo ha coinvolto associati in 3 casi su 4 appartenenti ad aziende di famiglia. L’età dei rispondenti spazia dai 25 ai 39 anni, il fatturato medio aziendale è di 7,9 milioni di euro con una produzione media di circa 1,6 milioni di bottiglie l’anno.


Agivi (agivi.unioneitalianavini.it). Nata nel 1989, Agivi è l’Associazione giovani imprenditori vinicoli italiani tra i 18 e i 40 anni che lavorano all’interno di un’azienda vinicola o che esercitano attività legate ai prodotti vitivinicoli: una squadra che riunisce quasi 100 giovani leve del comparto vino made in Italy. Educazione, promozione e fare sistema sono le key word e la mission dell’associazione, tre asset strategici per il cambio generazionale del mondo del vino.

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SUL CORRIERE VINICOLO ANALISI ESCLUSIVA CON I NUMERI UFFICIALI DELLE GRANDI E PICCOLE BOLLICINE ITALIANE

Poco più di 750 milioni di bottiglie di cui 600 milioni a denominazione di origine, con il Prosecco Doc che domina (56% degli imbottigliamenti) ma anche con una varietà infinita di produzioni che superano abbondantemente la tradizionale linea produttiva del Po. È il meraviglioso mondo delle bollicine italiane, inquadrate per la prima volta attraverso le fonti ufficiali degli organismi di certificazione nel nuovo numero in uscita sul Corriere Vinicolo, la testata di settore di Unione italiana vini (Uiv). Un ‘Dossier spumanti’ che al netto del fenomeno Prosecco registra un’effervescenza produttiva unica nel panorama mondiale degli sparkling, con l’80% delle denominazioni che non superano i 2.000 ettolitri di imbottigliato annuo (meno di 270 mila bottiglie).

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VENETO, SICILIA, CAMPANIA E SARDEGNA LE REGIONI PIÙ RAPPRESENTATE

Punta a segnare un nuovo record l’Aipo d’Argento 2021. Sono infatti 555 i campioni già arrivati dopo la chiusura delle iscrizioni (lo scorso 6 aprile) per il concorso oleario organizzato da Edizioni L’Informatore Agrario con Aipo (Associazione Interregionale Produttori Olivicoli), che proclameranno i vincitori della 18^ edizione verso la metà di giugno.

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ERNESTO ABBONA (PRESIDENTE): CRISI DI LIQUIDITÀ, NON DI MERCATO. DISTILLAZIONE NON SERVE, ACCELERARE SU PROMOZIONE

“In questo momento servono strumenti per mettere in sicurezza finanziaria migliaia di aziende del vino piegate dalle chiusure horeca, con 500 milioni di euro di crediti incagliati e mancate vendite, franco cantina, per 1,5/1,8 miliardi di euro. Contestualmente servirà anche una promozione verso i Paesi terzi più flessibile per intercettare il rimbalzo che ci attendiamo. Il settore deve ripartire da questi 2 capisaldi, mentre pensiamo che la distillazione non sia adatta a questo particolare momento”. Lo ha detto oggi il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona, in seguito alla recente riunione del Tavolo vitivinicolo con il sottosegretario al ministero delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio.

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